venerdì 16 settembre 2011

Pareggio di bilancio, un'esigenza non rinviabile

Lo scorso 8 settembre il Governo ha approvato un progetto di legge per introdurre nella Costituzione l'obbligo del pareggio di bilancio. In sintesi, si prevede che ogni anno lo stato non può spendere più di quanto incassa. Un principio che ognuno di noi ritiene naturale, se applicato all'economia di una famiglia. Sappiamo, infatti, che - solitamente - chi si indebita non riuscendo ad avere soldi per coprire le spese, di solito va a finire male, perchè poi il prestito va ripagato, e con interessi. Ecco, lo stato italiano, per decenni, ha speso molto di più di ciò che incassava, sperperando denaro pubblico, e oggi noi giovani dobbiamo sostenere sulle nostre spalle un fardello insopportabile, il terzo debito pubblico mondiale.
Inserire nella Costituzione il principio del pareggio di bilancio è una necessità non solo finanziara, per via della crisi in cui ci ritroviamo, ma - soprattutto - etica: non si potranno più aggravare le generazioni future di un ulteriore aumento del debito pubblico, che, già nelle sue abnormi dimensioni odierne, ci grava di alti tassi di interesse da pagare che sottragono soldi per investimenti e diminuzione delle tasse. 
Ovviamente, c'è chi è rimasto indietro trent'anni, nostalgico delle politiche "tassa e spendi" che hanno portato l'Italia nel baratro. Qualche nome? Vendola, nuovo messia della sinistra, ha definito la legge "demenziale", e Cremaschi, leader del sindacato estremo della FIOM, "stupida e mostruosa". Speriamo che il nostro paese non torni nelle mani loro e dei loro compagni.

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