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giovedì 25 luglio 2013

Referendum per la giustizia giusta, un'analisi del contenuto / 1

E' partita da qualche settimana la raccolta firme per 12 referendum promossi in prima istanza dai Radicali, ma sostenuti anche da molti altri movimenti e associazioni, sei dei quali affrontano in mondo esplicito il tema della giustizia "giusta", mentre altri sei riguardano temi più generali nell'ambito della legalità e della democrazia. 
Già il fatto che il tema della giustizia, assente dal dibattito politico in termini generali, che spunta fuori solo in occasione di singole sentenze ad hoc contro questo o quello, venga affrontato in modo sistemico, per cercare di risolvere gli enormi problemi, le gigantesche storture e i gravissimi danni che la cattiva giustizia provoca all'intero sistema paese, e venga affrontato nelle piazze, a diretto contatto con i cittadini, perchè ci si possa esprimere con l'unico strumento di democrazia diretta, il referendum, è un'iniezione di vitalità democratica, soprattutto perchè affronta anche temi scomodi rispetto al pensiero unico giustizialista.
E non è vero che la giustizia è un tema secondario rispetto all'economia, che non interessa i cittadini, che va messo in soffitta in questo momento. E non sono soltanto i numeri, già di per sè eloquenti, a dirlo, con i nove milioni di procedimenti, penali e civili, arretrati, e le  1095 violazioni italiane al diritto alla ragionevole durata del processo, garantito dall’articolo 6 Cedu, sancite dalla Corte di Strasburgo. No, c'è di più. La giustizia investe i beni primari dell'uomo, la sua libertà personale e il suo patrimonio, la sua libertà di intraprendere attività e progetti liberamente. Non è un caso se tutte le rivolte contro gli abusi dello Stato che hanno portato a documenti solenni, in tali documenti abbiamo limitato il potere sovrano in due ambiti, sopra gli altri: l'imposizione fiscale, e l'utilizzo arbitrario della giustizia, dalla Magna Charta del 1215, in giù. Insomma, non c'è libertà senza giustizia.
L'auspicio è che, in questa occasione, riesca a farsi largo un dibattito, tra l'opinione pubblica, senza pregiudizi, semplificazioni ed ideologie preconfezionate, ma sul contenuto delle proposte referendarie, che è bene conoscere nella loro portata, perchè, parafrasando Luigi Einaudi, è necessario "conoscere per deliberare".
Ecco allora che vorrei analizzare il contenuto di ogni singolo quesito, nei post successivi a questo, con le sue implicazioni e conseguenze, e quanto inciderebbe sulla realtà attuale.

venerdì 21 ottobre 2011

Sinistra intolleranza: radicali "stronzi" e "venduti"

Il nuovo nemico del popolo rosso, e, soprattutto, dei suoi dirigenti, sembra essere diventato un ottantenne infaticabile, che da decenni conduce sempre le sue battaglie senza guardare in faccia nessuno: Marco Pannella e la sua pattuglia di deputati radicali. Come è noto, i radicali sono stati protagonisti, nella storia del nostro paese, di importanti battaglie di civiltà, al di là di ogni steccato politico, che si possono condividere o meno, ma che hanno tutte in comune un elemento: assoluta onestà intellettuale e volontà di raggiungere un obiettivo. Ricordiamo le battaglia per i diritti civili, contro il finanziamento pubblico ai partiti, per una giustizia giusta e garantista, e molte altre. 
Il Partito Democratico, con un'alleanza politica, ha candidato e fatto eleggere nelle sue liste 6 deputati e 3 senatori radicali, ma, nel corso della legislatura, non ha mai dato seguito a questa alleanza: da tempo, infatti, il partito guidato da Pannella ha chiesto attenzione per temi come riforma dello stato, amnistia, indulto, eutanasia, ma non è mai stato ascoltato dai dirigenti democratici, impegnati nel vano tentativo di far cadere Berlusconi per mezzo di trame di palazzo, senza pensare ad un programma alternativo.
I deputati radicali, allora, autosospesi dal gruppo del Pd, hanno scelto di rimanere in aula per ascoltare il discorso del premier, evitando l'inutile farsa dell'Aventino per rispetto nei confronti delle istituzioni parlamentari, e hanno votato regolamente contro il governo. Ma questo serio e coerente atteggiamento non si adeguava ai giochetti parlamentari di Bersani e Casini, tanto che la Bindi ha affermato "I radicali sono degli stronzi che galleggiano senz’acqua” ed ha ispirato così i "pacifinti" indignati di piazza, che hanno insultato, sputato e lanciato oggetti a Pannella, reo di aver votato in Parlamento (con il particolare, ripetiamo, che ha votato contro). 
Ma, apriti cielo, ieri sera una delegazione radicale è andata a cena con il premier a Palazzo Grazioli, per dare ascolto alle loro proposte. Come afferma Pannella, "Potremo e dovremo continuare a votare sempre contro il governo. Come abbiamo sempre fatto. Ma nonviolenza significa dialogo e quando si trova qualcuno dall'altra parte che ha deciso di ascoltare a lungo, credo che la nonviolenza imponga, per chi sappia usarla, il dovere della tenuta". 
Il risultato? Insulti, attacchi, accuse di essersi venduto da parte dei soliti "militonti" rossi espressi a gran voce su radio e siti internet. L'ideologia e l'odio verso chiunque non si adegui al loro obiettivo, di eliminare il Presidente del Consiglio, è tale che pensano che un uomo come Pannella, con la sua carriera politica coerente e senza compromessi, si sia venduto, e lo massacrano di violenza fisica e verbale. E poi parlano di confronto, tolleranza, dialogo tra le forze politiche? Falsità, l'unico obiettivo è la caccia all'uomo e la presa del potere. Chi dissente? Cacciato, zittito, confinato, processato nella pubblica piazza della rete. Alla faccia dei "Democratici"