Le elezioni regionali in Molise di domenica e lunedì scorsi, sebbene in un realtà molto piccola, hanno fornito alcune indicazioni importanti anche a livello nazionale. In primis, la vittoria del centrodestra alleato all'Udc, e la debolezza delle liste del centrosinistra, con un Pd sotto al 10%, l'Idv di Di Pietro che a casa sua piomba dal 30% delle elezioni politiche al 9%, ed il partito del meridionale Vendola sotto al 4%. Inoltre, un autentico exploit del candidato "grillino", che, con il 5,6%, intercetta il voto di protesta e di disgusto nei confronti della casta politica, di tutti i colori.
Ma c'è di più. Queste elezioni hanno certificato una tendenza che si verificava già da tempo, in diversi scenari locali, nell'ambito del centrodestra: i candidati governatori, o sindaci, prendono molti meno voti rispetto alle liste che li sostengono: ossia un rilevante numero di elettori vota PDL come partito, ma il candidato della sinistra. In Molise, ad esempio, le liste di centrodestra hanno avuto il 56,4% dei consensi, mentre il candidato Iorio solo il 46,9%: circa il 10% dei voti sono andati al candidato di centrosinistra.
Alle elezioni per il sindaco di Milano a maggio, la Moratti perdeva l'1,7% rispetto alle liste di centrodestra, e poi ha perso le elezioni, come il candidato sindaco del PDL a Cagliari, Fantola, che prendeva 9 punti in meno delle liste. Anche a Napoli, Lettieri al primo turno prendeva 5 punti in meno delle liste, e poi al secondo turno ha clamorosamente perso contro il dipietrista De Magistris.
Finiamo l'elenco per carità di patria, ma tutto questo dimostra che il metodo di scelta dei candidati deve cambiare: non più da parte dei potentati locali, e non solo su indicazione presidenziale. Bisogna sentire la base, perchè anche gli elettori di centrodestra dimostrano volontà di partecipazione attiva alle scelte politiche. Insomma, un metodo di primarie serio: non lasciamo solo alla sinistra il loro utilizzo!
E' un discorso complesso.
RispondiEliminaAd esempio nel 1997 Albertini a Milano prese il 40,7%,ma le liste di CDX il 43,6%.
Nel 2001 il contrario Albertini il 57,5% e le liste il 54,3%.
Ora finchè la cosa era limitata a pochi punti ed i candidati comunque prendevano più voti assoluti delle lista la cosa non era grave,ma in questi ultimi casi,Molise ad esempio,il fatto è che i candidati del CDX prendono materialmente meno voti delle liste di sostegno.
Beh secondo me però è un dato abbastanza generale, succede spesso nel centrodestra e forse dovrebbe far riflettere.. i candidati a livello locale spesso non sono di alta qualità
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